Cassazione Civile, sez. II, sentenza 29/02/2016 n° 3917
Il praticante avvocato non è legittimato ad esercitare il patrocinio nel giudizio di appello che si svolge dinanzi al Tribunale in composizione monocratica nelle cause civili di competenza del giudice di pace. Il principio è stato espresso per la prima volta dalla Corte di cassazione con sentenza 29 febbraio 2016, n. 3917.
Tale il principio di diritto espressamente enunciato dalla Suprema Corte in una recente decisione che per la prima volta ha affrontato e risolto la questione giuridica in assenza di specifici precedenti in tema nella giurisprudenza di legittimità. Infatti, nel silenzio della legge relativamente alla possibilità del praticante avvocato di esercitare il patrocinio in grado di appello ed in considerazione del fatto che le norme che riconoscono lo ius postulandi al praticante avvocato sono di stretta interpretazione, va esclusa, precisa la Cassazione, la possibilità di riconoscere al praticante avvocato l’esercizio dello ius postulandi in grado di appello dinanzi al Tribunale in composizione monocratica.
La pronuncia in esame è stata emessa dalla Corte nella vigenza della disciplina del tirocinio forense – applicabile alla fattispecie dedotta in giudizio “ratione temporis” – di cui all’art. 8 del R.D.L. n. 1587/1933 e successive modificazioni, successivamente sostituita dall’art. 41 della legge n. 247/2012, che, come è noto, ha introdotto la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”.
Nel caso di specie, i ricorrenti avevano convenuto in giudizio un’amministrazione comunale proponendo opposizione avverso il verbale loro notificato, relativo a contravvenzioni al Codice della Strada, e chiedendone l’annullamento.
Nella resistenza del convenuto, l’adito giudice di pace aveva rigettato l’opposizione. Sul gravame proposto dai ricorrenti, il tribunale, in composizione monocratica, dichiarava la nullità dell’atto di appello in quanto sottoscritto da praticante avvocato, ritenuto non abilitato alla sottoscrizione dell’atto di impugnazione. La Suprema Corte, in applicazione dell’enunciato principio, ha rigettato il ricorso, confermando la decisione impugnata.